Il 20 Ottobre 2016, WISEcivil ha partecipato alla giornata di studio sul rischio sismico organizzata dall’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) nella sua sede di Roma.

Gli ingegneri Matteo Zerbin e Alberto Basaglia hanno assistito alle varie presentazioni, di cui sono riportati in seguito gli spunti più interessanti.

APERTURA DEI LAVORI

FEDERICO TESTA
Presidente ENEA

La giornata di studio inizia con l’intervento del Presidente dell’ENEA Federico Testa, secondo cui “è’ importante che la resilienza e la prevenzione non siano più argomenti di dibattito solo per gli addetti ai lavori, o portati alla ribalta dall’opinione pubblica dopo i disastri, perché questi vengono dimenticati.”
Ricorda inoltre la proposta dell’ENEA al Governo di stimolare interventi diffusi sul territorio per migliorare congiuntamente l’efficienza energetica che quella sismica. In questo modo infatti sarà possibile infatti utilizzare un cantiere unico, riducendo di molto i costi. Inoltre è necessario garantire incentivi più alti a chi deciderà di intervenire sulla pare strutturale (i famosi sismabonus?) in quanto se l’efficienza energetica porta ad un risparmio immediato, quella sismica invece mostra i suoi benefici solo dopo un terremoto, e per questo risulta meno allettante.
Per garantire però una maggiore sicurezza è essenziale coinvolgere maggiormente i capitali privati nella messa in sicurezza, andando ad alleggerire l’esborso dello Stato che non avrebbe mai le risorse per coprire l’intero territorio nazionale.

MAURO DOLCE
Capo Dipartimento della Protezione Civile, CPM

Prende la parola quindi Mauro Dolce, Capo Dipartimento della Protezione Civile, ricordando quanto “i temi di prevenzione e sostenibilità siano fortemente interdisciplinari” ed è quindi necessaria una integrazione delle conoscenze e delle azioni, pubbliche e private, sia nelle emergenze (come avviene di solito) che in tempo di pace.
Ha ricordato poi lo stanziamento di quasi 1 miliardo di euro in 7 anni con il Piano nazionale per la prevenzione del rischio sismico per la conoscenza approfondita del territorio.

CARLO DOGLIONI
Presidente INGV

Il Presidente dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) Carlo Doglioni ha presentato poi i risultati di un recente sondaggio, secondo cui nelle zone a maggiore sismicità solo il 6% degli italiani è consapevole del rischio. E’ assolutamente necessario quindi aumentare la consapevolezza del rischio.
Dall’altra parte però ha ricordato come circa la metà dell’Italia non abbia una carta geologica aggiornata, e sottolineando quindi ancora una volta l’importanza della microzonazione sismica.

ENRICO BRUGNOLI
Direttore Dipartimento Terra e Ambiente, CNR

Continua il discorso il Direttore del CNR Enrico Brugnoli, che ricorda quanto “la ricerca sia importante e debba essere stimolata, valorizzando anche le eccellenze nostrane“. Lo studio del rischio sismico, poi, deve sempre essere affiancato a quello del rischio idrogeologico, non meno importante, come mostrato dal Governo con i suoi progetti “Casa Italia” ed “Italia sicura“, rispettivamente.
Un prezioso aiuto in entrambi i casi viene fornito dalle applicazioni satellitari, che devono essere maggiormente utilizzate per la mappatura del territorio.

ARMANDO ZAMBRANO
Presidente Consiglio Nazionale degli Ingegneri

I fatti del recente terremoto del Centro Italia (trovate qui la notizia) vengono rievocati da Arnaldo Zambrano, presidente del CNI (Consiglio Nazionale degli Ingegneri), il quale ricorda che in Italia vi sono più di 1800 ingegneri specializzati nelle verifiche di agibilità sismica, che grande aiuto hanno fornito nella fase successiva all’evento. (Un contributo lo ha dato anche il gruppo di WISEcivil, proprio ad Amatrice).
Ricollegandosi poi al discorso del Presidente Testa, ha sottolineato la difficoltà degli interventi di miglioramento sismico, in particolare per quanto riguarda la necessità di intervenire sull’intero fabbricato e quindi richiedere il coinvolgimento di tutti i proprietari ed in alcuni casi l’evacuazione temporanea dei residenti.
La prevenzione in ogni caso resta l’obiettivo più importante, in quanto i costi della ricostruzione, stimati in circa 3 miliardi di euro all’anno, potrebbero essere “deviati” in opere di rinforzo, specie in zone a sismicità frequente come la dorsale Appenninica.
Viene poi citato un progetto in corso del CNI per definire delle schede Aedes “ribaltate”, da utilizzare non per il rilievo del danno avvenuto ma per la previsione del danno futuro.

FRANCESCO PEDUTO
Presidente Consiglio Nazionale dei Geologi

Termina l’apertura dei lavori Francesco Peduto, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, il quale afferma che “come in ogni opera strutturale si parte dalle fondazioni e non dal tetto, così lo studio del rischio sismico deve partire dalla microzonazione“. E’ necessario arrivare infatti al livello 3 della microzonazione (il più approfondito).
Viene ricordato poi l’importante proposta del Governo riguardo al “fascicolo del fabbricato“, anche se può portare ad uno scombussolamento del mercato immobiliare. E’ stata proposta in questo senso la possibilità di sperimentarlo a “costo zero” durante le fasi di ricostruzione dell’Aquila, trovando anche l’appoggio del sindaco durante una nota trasmissione televisiva (trovate qui il video).
L’importanza della conoscenza del rischio da parte dei cittadini viene quindi ribadita, specie per il fatto che il 20-25% delle vittime dei terremoti passati erano dovuti a comportamenti sbagliati in fase di emergenza.
Infine, una forte preoccupazione è espressa per la mancanza dell’aspetto geologico nella bozza delle nuove Norme Tecniche per le Costruzioni, in arrivo forse nel 2017.

1° SESSIONE: LA CONOSCENZA SISMICA DEL TERRITORIO

GIANLUCA VALENSISE
INGV

La prima sessione della giornata è aperta da Gianluca Valensise, dell’INGV, il quale afferma che “la pericolosità sismica deve basarsi principalmente sullo studio di terre e rocce e non solo sulla documentazione di terremoti passati“. La memoria storica della popolazione, infatti, è limitata e proprio per questo molti dei terremoti recenti sono risultati “inattesi“.
La geologia, prosegue, ha un rapporto duale con il verificarsi dei terremoti, in quanto se da una parte permette di comprendere la natura degli eventi sismici, dall’altra solo quando questi avvengono si riescono a capire fenomeni geologici prima non noti.
Negli ultimi anni, infatti, si è assistito ad una profonda evoluzione del DISS (Database of Individual Seismogenetic Source) che permette adesso di trattare in maniera completa terremoti di magnitudo Mw≥5,5.

MASSIMILIANO MOSCATELLI
CNR

Sempre riguardo alla conoscenza del territorio, Massimiliano Moscatelli del CNR, che ricorda come nel 2015 sia stato istituito il Centro per la Microzonazione Sismica (CENTROMS) che consente e stimola la collaborazione tra Protezione Civile e Regioni o Province Autonome per raccogliere ed elaborare i dati propedeutici alla microzonazione.
Grazie anche a questo, al 2016 circa 4000 comuni italiani sono dotati di carta di microzonazione e CLE (Condizione Limite di Emergenza), prevalentemente in zone a maggiore sismicità.

FABIO CHIARAVALLI
SOGIN

Un aspetto importante nella definizione del rischio sismico poi, è rappresentato dalla presenza in Italia di ancora 9 centrali nucleari in 8 siti, come ricordato da Fabio Chiaravalli, dirigente del SOGIN, la società di Stato responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi. Pur non essendo utilizzati infatti nella produzione di energia elettrica, questi impianti sono tutt’ora attivi per rifornire attività medicali ed industriali, e per questo producono scarti, che devono essere trasferiti in idonei siti di stoccaggio.

THOMAS BRAUN
INGV

Un tema molto discusso, in particolare dopo il terremoto dell’Emilia nel 2012, è poi quello della “sismicità indotta” (triggered in inglese) come ricordato da Thomas Braun, dell’INGV. Si ritiene infatti che in alcuni casi i terremoti siano stati facilitati o addirittura indotti da attività antropiche, come ad esempio il fracking, ossia l’iniezione nel terreno di liquido ad alta pressione durante l’estrazione di petrolio.
I terremoti “indotti” sono tutti di tipo superficiale, e per questo motivo anche a basse magnitudo possono provocare danni rilevanti. Ovviamente, prima di definire delle attività come “a rischio”, è necessario effettuare accurate analisi e solo dopo stilare delle linee guida per regolamentarle.
Per maggiori informazioni sull’argomento si rimanda a questo articolo.

EMANUELA GUIDOBONI
Academia Europaea

Conclude la prima sessione Emanuela Guidoboni, dell’Academia Europaea, ricordando ancora una volta come la consapevolezza del rischio debba interessare tutta la società civile. Una critica viene mossa al mondo della ricerca, che deve ricercare una maggiore divulgazione coinvolgendo maggiormente la popolazione, così come alle istituzioni e ai mezzi di comunicazione, che devono parlare di questi argomenti sempre, e non solo dopo una tragedia.
Troppo spesso infatti si assiste ad una “tragedia del costruire e ricostruire“, in quanto non si ha memoria degli eventi passati evitando quindi il ripetersi di nuove catastrofi.

2° SESSIONE: LA SICUREZZA STRUTTURALE

CLAUDIO MODENA
UNIPD

Inizia la seconda sessione il prof. Claudio Modena dell’Università degli Studi di Padova, il quale afferma come il miglioramento sismico al 60% previsto per gli edifici esistenti “non è un semplice accontentarsi”, in quanto consente di innalzare il livello di sicurezza della costruzione in modo significativo contenendo i costi di intervento.
Viene ripreso quindi il tema del “fascicolo del fabbricato”, di cui si era parlato in precedenza, ricordando come anche il MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo) si sia mosso in questa direzione con la Circolare del 30/04/2015. Nel documento si richiede infatti la compilazione di una scheda per qualunque intervento edile “significativo”, anche di carattere non strutturale. In questa scheda devono essere indicati tutti i dati dell’intervento stesso e anche alcune informazioni dell’edificio in esame, che possono essere raccolti ed utilizzati successivamente nella valutazione della vulnerabilità.

ANDREA PROTA
UNINA

Sempre parlando di interventi locali, il Prof. Andrea Prota dell’Università Federico II di Napoli, ha portato l’esempio di alcuni progetti di rinforzo con FRP di edifici scolastici abruzzesi ad opera della ReLUIS. In alcuni casi, infatti, l’intervento locale ha portato un significativo incremento della sicurezza strutturale verificato dopo un’analisi globale.
Dopo il terremoto dell’Aquila però, nei vari Comuni colpiti i privati hanno usufruito in maniera molto limitata degli incentivi per il rinforzo strutturale (circa il 25% per gli edifici in cemento armato e del 50% per la muratura). Questo dimostra la mancanza di sensibilità da parte dei cittadini per le tematiche strutturali.

GIAN PAOLO CIMELLARO
POLITO

Il prof. Gian Paolo Cimellaro, del Politecnico di Torino, ha parlato poi nello specifico di metodi di previsione del rischio ed in particolare della collaborazione della sua Università con quelle di Buffalo e di Berkeley che ha portato allo sviluppo del framework PEOPLES. La particolarità di questa impostazione è che tiene in conto anche dell’aspetto umano e comportamentale, attraverso un approccio probabilistico detto “modello BDI“.
Un altro progetto in fase sperimentale è quello legato all’utilizzo di dispositivi indossabili (le cosiddette smartband) durante un’emergenza. Questi dispositivi infatti permettono di rilevare non solo la posizione di eventuali persone intrappolate in un edificio a rischio crollo, in fiamme, ecc, come anche numerosi parametri vitali tramite il monitoraggio del battito cardiaco. Entrambe queste informazioni sarebbero estremamente utili alle squadre di soccorso.

GIOVANNI CARDINALE
CNI

Si torna a parlare delle nuove Norme Tecniche per le Costruzioni con Giovanni Cardinale, del CNI (Consiglio Nazionale degli Ingegneri), il quale auspica che con la prossima revisione possano assumere più un carattere di tipo “prestazionale che prescrittivo“, come avviene ad esempio negli Stati Uniti.
E’ necessario poi che la prevenzione sismica sia sempre associata alla sostenibilità, poiché questi due aspetti devono essere sempre correlati, anche valorizzando il dialogo e la collaborazione delle varie figure professionali.
Bisogna infine smettere di guardare all’estero con senso di inferiorità, in quanto “l’Italia ha un edificato unico al mondo e quindi con problematiche uniche al mondo“.

DANIELE SPINA
Dipartimento della Protezione Civile, PCM

Chiude la seconda sessione Daniele Spina, della Protezione Civile, presentando il progetto per la definizione dell’Indice di Operatività Strutturale (Iops) per gli edifici strategici della CLE. L’indice, calcolato con il metodo sperimentale SMAV (Seismic Model from Ambient Vibration), definisce la probabilità che l’edificio sia utilizzabile dopo un terremoto atteso. L’operatività strutturale, nello specifico, viene definita tramite analisi incrementali del drift medio di piano.
Per maggiori informazioni, si rimanda a questo articolo.

CHIUSURA DEI LAVORI

PAOLO CLEMENTE
ENEA

Conclude la giornata di studio il Dirigente dell’ENEA Paolo Clemente, il quale lancia per così dire una provocazione agli Ingegneri proponendo di progettare in campo elastico nelle zone a bassa sismicità. Con un investimento economico non eccessivo nel panorama nazionale sarebbe possibile realizzare edifici che subirebbero danni molti limitati al verificarsi di un terremoto. Questo significherebbe quindi un risparmio sui costi di ricostruzione in una parte considerevole del territorio.
Questo ovviamente non può riguardare gli edifici storici e vincolati per cui risulta molto difficile garantire un livello di sicurezza compatibile con la Normativa vigente. Per questi edifici sarebbe opportuno segnalare il livello di sicurezza non idoneo ponendo un cartello all’esterno, come avviene negli Stati Uniti.
infine, è necessario che tutte le funzioni pubbliche in Italia siano trasferiti in costruzioni più sicure.

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