La recente condanna della Cassazione ha sollevato un acceso dibattito tra i tecnici e non poche perplessità, legate al fatto che un indice di sicurezza strutturale inferiore (anche di poco) a quello previsto per una nuova costruzione costituirebbe motivo di negazione dell’agibilità, benché conseguita a seguito di un regolare collaudo.

Per chiarire il significato e la portata di tale sentenza occorre richiamare quanto prescritto dalle cogenti “Norme Tecniche per le Costruzioni” (NTC 2008) in relazione all’obbligo di conseguire un livello di sicurezza pari a quello delle costruzioni nuove per interventi eseguiti su costruzioni esistenti (definito intervento di adeguamento sismico), che al Par. 8.4.1 definiscono tale obbligo solo qualora si intenda:

a) sopraelevare la costruzione;
b) ampliare la costruzione mediante opere strutturalmente connesse alla costruzione;
c) apportare variazioni di classe e/o di destinazione d’uso che comportino incrementi dei carichi globali in fondazione superiori al 10%; resta comunque fermo l’obbligo di procedere alla verifica locale delle singole parti e/o elementi della struttura, anche se interessano porzioni limitate della costruzione;
d) effettuare interventi strutturali volti a trasformare la costruzione mediante un insieme sistematico di opere che portino ad un organismo edilizio diverso dal precedente.

Al di fuori di questi casi l’intervento sulla costruzione esistente può risolvere problematiche locali senza modificare il livello di sicurezza generale (intervento locale) oppure migliorare tale livello di partenza anche di poco (intervento di miglioramento sismico), senza precludere l’agibilità precedentemente acquisita ai sensi di norma.

Tuttavia, a seguito dell’evoluzione normativa, che ha progressivamente innalzato il livello di sicurezza minimo delle costruzioni, della riclassificazione sismica del territorio e dell’obsolescenza della maggior parte del patrimonio edilizio nazionale, si configura una situazione di fragilità strutturale diffusa che richiede interventi urgenti di riqualificazione. A tal proposito si ricordi l’emblematica tragedia della  Scuola Francesco Jovine di San Giuliano di Puglia o quella della Casa dello Studente de L’Aquila.

Al di là del merito giuridico della sentenza, i responsabili del patrimonio edilizio (pubblico e privato) in futuro dovranno prestare la massima attenzione al tema della sicurezza strutturale valutando, pianificando e disponendo interventi volti al suo incremento.

Nel documento “Rapporto sulla Promozione della sicurezza dai Rischi naturali del Patrimonio abitativo” pubblicato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di Missione Casa Italia – nel giugno 2017 viene riportata una approfondita analisi dei rischi gravanti sul patrimonio edilizio italiano e vengono definite le linee strategiche di intervento per il suo recupero da attuare negli anni a venire. Si tratta di un documento straordinariamente innovativo per questo paese.

Grazie a strumenti estremamente efficaci come il SISMABONUS, stabilito con Legge di bilancio 2016 e riconfermato nel 2017, lo Stato sta fattivamente investendo sulla riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico e privato.

Il resto lo dobbiamo fare noi cittadini: si tratta di un’occasione da non perdere.

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